Il cinema di Jean Eustache, regista / attore / sceneggiatore francese

“Da quando è scomparso nel novembre 1981, Jean Eustache può avere almeno una certezza: aver lasciato dietro di sé con La Maman et la putain un film faro di una generazione che aveva tra i venti e i trent’anni nel 1968 e al contempo il più bel film francese degli anni settanta.”

 

Lo si legge sulla quarta di copertina della sceneggiatura del film pubblicata dai Cahiers du Cinéma nel 1981, la rivista che poi nel ‘98 ha dedicato uno speciale all’autore-icona della post nouvelle vague – come lo definì l’amico e regista Philippe Garrel.

È toccato alla Cineteca di Bologna e al Dipartimento di Musica e Spettacolo (con il Museo del cinema di Torino e la Maison Française a Bologna) rendere omaggio a colui che tentava di andare alla ricerca delle origini del cinema, ossia come aveva affermato nel 1971: “Il mio obiettivo è sempre stato tornare ai Fratelli Lumière. Ero da sempre contrario alle tecniche nuove. Forse sono reazionario, ma credo di essere rivoluzionario proprio in questo mio andare indietro per guardare avanti.” Si è partiti con il film culto del regista, La Maman et la putain per l’appunto – l’unico ad aver circolato in Italia – e che lui aveva scritto perché amava una donna che però lo aveva lasciato. “Ho voluto che lei recitasse in un mio film (l’attrice Bernadette Lafont, ndr) e ho scritto questo film per lei e per Léaud – disse all’epoca Jean Eustache – se loro avessero rifiutato la mia proposta non l’avrei né scritto né fatto. Pensavo di scriverlo in otto giorni, ma dopo quegli otto giorni non avevo altro che la prima sequenza. Ovvio non conoscevo la seconda…” Questo film magnifico che Bernadette aveva definito texte de feu, ovvero “testo di fuoco”, è fatto di vita e passione, restituendoci un testo chiave sul linguaggio (di parola ma anche comportamentale, iconografico, visivo) degli anni settanta.

La Maman et la putain

 

La retrospettiva, intitolata La maledizione del cinema, comprende tutti i film, lunghi e brevi, finzione e documentari: undici titoli proiettati rigorosamente in versione originale per gustare l’elemento fondante del suo cinema, ossia la parola. “Eustache era un grande osservatore della vita, annotava tutto, e questa sua attenzione quasi ossessiva alla maniera di un Dott. Mabuse nel seguire gesti, parole, ricordi, la si nota in tutti i suoi film”, ci ha raccontato Rinaldo Censi, curatore della rassegna (aiutato da Luisa Ceretto nel reperire le pellicole quasi introvabili presso varie sedi a Parigi, alcuni direttamente dal figlio Boris Eustache), “ma il film più fenomenale dell’essenza del suo cinema è La sale histoire (t.l. Una storia sporca, del 1977), in cui la storia sporca – ispirata quasi a una poetica de Sade – è il ricordo dell’attore Jean Noel Picq di aver spiato le donne da un buco nella toilette di un bar.” Eustache ce la propone sia nella versione di finzione in 35mm, sia nella versione narrata dallo stesso Picq ripreso in 16mm in stile documentario. Straordinaria riflessione sul cinema, sulla sua potenza narrativa, le forme di rappresentazione, il materiale cinematografico.

La sale histoire

 

“Non aveva mai adottato una posizione di superiorità rispetto al suo mestiere – scrisse Serge Toubiana nello speciale dei Cahierse aveva preferito vivere (e morire) attraverso il cinema. Fare cinema significava consumare in maniera forte la sua vita, i suoi amori, le sue amicizie. Non si percepisce una netta separazione tra finzione e documentario, Eustache è un moralista che gioca con i limiti tra il vero e il falso. Per lui, fare un film era lasciare che il film si faccia, una sorta di cinema che si possa fare da sé.”

Altra curiosità è La Rosière de Pessac 1 e 2, due film di un’ora ciascuno in cui il cineasta francese aveva ripreso lo stesso tipo di festa a distanza di dieci anni: la prima nel 1968, la seconda nel 1979. Segnaliamo altri due mediometraggi (editi in dvd con la rivista Cinéma 06): Le père Noel a les yeux bleus e Offre d’emploi, entrambi di grande pessimismo ironico sul presente di allora. Il primo con un divertente e divertito Jean Pierre Léaud, attore icona della nouvelle vague, nel secondo il critico Jean Douchet esamina i curriculum arrivati per l’offerta di lavoro alla luce di analisi psicologiche e grafologiche. Douchet – che appare anche in La Maman…– ha descritto l’arrivo ai Cahiers di Eustache nel 1960 come “un’entrata quasi segreta”: all’epoca passava tutte le sere alle otto a prendere la moglie che in redazione lavorava come segretaria. Il cinema lo aveva già scoperto, all’età di 13/14 anni, con visioni di film, letture, come autodidatta insomma. Poi, ogni giorno veniva un po’ prima, o per leggere, o per ascoltare le parole di Godard, Rivette, ecc., finché nel 1962 girò il primo film Les mauvaises fréquentations che fece vedere in anteprima a Eric Rohmer e allo stesso Douchet. Anche qui i personaggi erano un po’ perdenti, un po’ furbi, un po’ poveri.

Il suo spirito “anti nouvelle vague” seppure completamente dentro le sue poetiche si esprime anche in Mes petites amoureuses, definito come film in opposizione a ciò che Truffaut aveva espresso nel suo I 400 colpi: Eustache aveva creato una melodia agrodolce sull’adolescenza filmando la realtà e accettandola, quella stessa realtà che Truffaut ci ha mostrato quasi sognata. Nell’opera eustachiana trasuda l’insegnamento di un altro maestro, Bresson, di cui ammirava la capacità di neutralizzazione all’interno di un discorso profondamente filosofico sulla realtà. Eustache infatti stilizza i personaggi, sofferti da lui in prima persona, rimanendo ancorato alla realtà. Il suo è un cinema tattile, rispecchia quella pelle fine e trasparente che intercorre tra scena e macchina da presa, sguardo e pellicola, immagine e immaginario. Vissuto.

 


 

Note biografiche

Jean Eustache nasce nel 1938 a Pessac in Francia e muore nel 1981 a Parigi a soli 42 anni. Cresciuto in provincia, arriva nel 1957 a Parigi dove inizialmente lavora come operaio alla Sncf, le ferrovie francesi. Da gran cinefilo frequenta assiduamente le proiezioni alla Cinémathèque Française nei finesettimana. Alla chiamata di andare in guerra in Algeria, il giovane Eustache si rifiuta di partire, provando a suicidarsi e per questo passa un anno in un ospedale psichiatrico. Una volta uscito si sposa, e sua moglie che lavorava come segretaria presso la redazione dei “Cahièrs du Cinema” gli fa conoscere i protagonisti della Nouvelle Vague, tra cui Jean-Luc Godard, Eric Rohmer, Jean Douchet e Jean-Pierre Léaud. Dopo aver assistito Rohmer e Douchet alle riprese di loro film, nel 1962/63 gira i suoi primi lavori, tra cui il mediometraggio Les mauvaises fréquentationes, mentre nel 1965 realizza con scarti del film di Godard, Feminin Masculin il secondo mediometraggio, Le père Noèl a les yeux bleus.

Nel 1972 gira La maman et la putain, film autobiografico della durata di oltre tre ore con Françoise Lebrun, Jean-Pierre Léaud e Bernadette Lafont, che partecipa al festival di Cannes 1973 dove vince il Premio speciale della giuria. L’opera che si ispira alla sua vita reale e soprattutto alla storia d’amore con Catherine Garnier (dalla moglie si era già separato nel 1967) non incontra però il favore di tutta la critica, Catherine subito dopo Cannes si suicida e Eustache passa un periodo di riposo. Il film ha un discreto successo nelle sale (il vero successo arriverà postumo).

Comunque Eustache torna a lavorare. Dapprima gira Mes petites amoureuses ispirandosi a ricordi della sua vita d’infanzia, e poi fa l’attore nel film di Wim Wenders L’amico americano (1977). Scrive diversi progetti.

Nel maggio 1981, durante un soggiorno in Grecia cade dal balcone e si rompe una gamba per cui deve passare un lungo periodo fermo. Quando apprende che in seguito a questo infortunio avrebbe dovuto per sempre zoppicare, cade in depressione e si suicida il 5 novembre sparandosi con un fucile una pallottola nel cuore. Sulla porta della camera da letto nell’appartamento in cui viveva da solo aveva attaccato un cartello che diceva tutto: “Bussate forte. Come se doveste svegliare un morto”.
Per questioni legate ai diritti d’autore purtroppo le sue opere non hanno avuto molta diffusione in edizione Dvd.