Bayer contro Aspirina

Il libro edito da Derive Approdi racconta l’assurda storia tra il colosso farmaceutico tedesco e la (ex) testata acetil-satirica-femminista indipendente

 

Sala stracolma a Bologna nella Libreria delle donne per la presentazione di un libro appena uscito per Derive Approdi, Bayer contro Aspirina, a cura della redazione della storica testata di fumetti e satira femminista, “Aspirina la Rivista”, per l’appunto. Cosa c’entra la multinazionale tedesca con un gruppo di donne, giovani e meno giovani, che volevano semplicemente esprimere la loro su fatti di attualità? La rivista usciva ormai da trent’anni, dapprima cartacea (dal 1987) poi online (dal 2013), quando un bel giorno la redazione ricevette una mail da parte di uno studio di avvocati tedesco in rappresentanza di Bayer che invitava, anzi, diffidava loro dal continuare a usare quel nome. Poteva confondere persone alla ricerca di un semplice rimedio contro il mal di testa… Cosa? Come può il nome di una rivista essere scambiato per una classica medicina? Ci spiegano che grazie a un’ottima indicizzazione, una volta digitata la denominazione della famosa pasticca, subito dopo gli annunci a pagamento della Bayer usciva “aspirinalarivista.it” sulla prima pagina dei risultati nei motori di ricerca. Come mai? Cioè, perché la mega-casa farmaceutica si muove per una tal faccenda? Va ricordato che in parallelo, ossia durante l’intera vicenda durata alcuni mesi, tra un iniziale scambio di mail e la decisione di optare per una soluzione pacifica e creativa, la Bayer si lavorò l’antitrust negli Usa per portare a casa la fusione con la Monsanto, andata in porto il 7 giugno 2018. In quel periodo temeva molto per la sua reputazione, viste le tante lotte contro il produttore mondiale di pesticidi e diserbanti, tipo il velenoso glisofato. La mail arrivata nel novembre 2017 richiedeva la chiusura del sito, e una seconda offriva una cifra irrisoria come risarcimento in cambio di non parlar(n)e mai più… Detto in parole chiare: era una vera e propria minaccia oltre che imporre un modo di voler mettere a tacere una voce critica satirica.

Le donne inizialmente vissero la vicenda attraversando i vari stadi del lutto, racconta Piera, tra le fondatrici della pubblicazione, che a Bologna fa un breve excursus storico per ricordare com’era nato quel nome. Una del gruppo, la bolognese Bibi Tomasi (autrice, tra l’altro, de Il paese di calce) aveva sempre un’aspirina con sé – oppure la reclamava – per mettere a tacere ogni male, anche il benché minimo le potesse accadere, dal un semplice mal di denti al mal di testa o alla cervicale dal troppo battere i tasti della macchina da scrivere, allora, negli anni ottanta, quando ancora il computer era merce assai rara. Così – forse – quel nome poteva funzionare anche contro il “mal di vivere” in una società maschilista o contro il malgoverno o contro i tanti altri mali inflitti dai padroni del mondo, e non solo? “Si trattava della declinazione artistica di un nome femminile con diminutivo, e di un simbolo tondo come una piccola luna. Procedevamo su web e carta insieme alla pillolina, in espansione naturale e benefica, con riflessioni mumblemumble e risate liberatorie”, leggiamo dal comunicato stampa.

Certo, allora non ci si era minimamente immaginati che un giorno potesse dare fastidio a qualcuno, dove va detto che quel nome, “Aspirina”, fu poi regolarmente registrato dalla Libreria delle donne di Milano (editrice della rivista) per tutelarla non certo nei confronti della Bayer ma nel campo dell’editoria. Va anche detto che la casa madre tedesca aveva registrato la pillolina bianca con tanto di brevetto unicamente in Italia e in Canada, ancor prima della seconda guerra mondiale, in quanto non di una loro invenzione si tratta e in tutti gli altri paesi del mondo, la formula chimica dell’acido acetil-sacilico è libera da ogni copyright e può essere prodotta in ogni laboratorio chimico. Ma a quanto pare una rivista acetil-satirica in cui non si parla di chimica bensì di critica sociale, risulta essere più potente di un antidolorifico…

La redazione, oggi composta da Piera, Pat, Margherita, Livia, Anna, Elena, Manuela e Loretta, si era confrontata con questa situazione assurda, e per sicurezza si munirono anche loro di un avvocato. Così le due entità si sono parlate unicamente tramite vie legali, e dopo varie tappe di elaborazione dello shock il gruppo di donne è arrivato alla decisione di cambiare nome: quindi, non accettare in nessun modo una qualsiasi somma “tappabocca”, non seguire la linea dura del “testa contro testa”, bensì lavorare di fianco. Con l’arma che conoscevano meglio: l’umorismo.
Per salvare trent’anni di lavori, anche preziosi, perché – come racconta sempre Piera – c’erano e ci sono numerose fumettiste e scrittrici che contribuivano e contribuiscono tuttora anche dall’estero. Dunque: nuovo sito con il nome Erbacce, visto che sono quelle che la Monsanto-Bayer vuole eliminare, con il sottotitolo Forme di vita resistente ai diserbanti, con una sezione dedicata espressamente all’archivio, di “Aspirina”, appunto. Altrimenti, precisa Piera, il tutto sarebbe stato inghiottito dalla grande ragnatela della rete mondiale, come già era accaduto con tanto altro, perché chi pensa che non sia vero che sul web sopravvive tutto, deve ricredersi: c’è la censura, eccome! Clic: si cancella, e tutto sparisce nel nulla.

Il nuovo nome era uscito quasi subito, chiarisce Anna, sia come una riflessione su che cosa possa resistere ai potenti diserbanti prodotti dal nuovo colosso Monsanto-Bayer, che come considerazione del fatto che le cosiddette erbacce possono anche essere erbe curative. Di qui il loro potere di guarigione, di trasformazione, e cosa fanno persone che esprimono opinioni ironiche e/o commenti di satira di fronte a tanti avvenimenti nel mondo, se non “trasformare” notizie shock in risate gioiose, per renderle più sostenibili, creando quindi atmosfere più rilassate, dove nascono le giuste idee per saper poi reagire – o meglio “agire” – come persone civili? Le erbacce fungono inoltre da ottima metafora per ciò che fa questo piccolo gruppo di resistenza secondo la migliore ricetta lanciata negli anni settanta: porre l’immaginazione al potere!

A Bologna erano presenti tre donne della redazione milanese, che si riunisce di tanto in tanto per decidere i temi da affrontare, raccogliere vignette, disegni e altro materiale da pubblicare, sceglierne il meglio, assemblarlo e pubblicarlo. Oltre alla già citata Piera che realizza video postati sul sito, c’erano Livia e Anna, autrice del bellissimo disegno di copertina del volume. Livia ci ha illuminato su come si lavora in una redazione nell’era del digitale, Anna ha spiegato perché è importante avere un sito e non essere presenti unicamente sui social media: per evitare singoli disegni e contributi istantanei che appaiono e scompaiono in un battibaleno.

Le “Erbacce” vogliono comunicare un pensiero filosofico politico, per cui “si esce” – come ai tempi della carta – una volta al mese, con i contributi diversi raggruppati in un tot di pagine predefinite e accorpate in un “numero” consultabile sul sito.

Anna Ciammitti, già autrice del molto apprezzato e più volte ristampato La strage di Bologna, importante contributo storico-politico nel campo delle graphic novel (del 2006), vive e lavora come quasi tutte (salvo Margherita Giacobino che vive a Torino) a Milano. La sua “erbaccia” si chiama WonderRina, una super woman che lotta per i diritti e l’eguaglianza, e che anche sull’esproprio del nome aveva detto la sua… La striscia relativa la troviamo stampata nel libro, così come parecchi altri disegni, alcuni più orientati verso il movimento ambientale (molto prima dei Fridays for Future).

Il libro dalla copertina verde-acido e rosso-fucsia (due colori che a mio avviso rispecchiano bene lo spirito della redazione, dove si mescolano il rosso della passione e il fucsia delle lotte al femminile, con uno sguardo critico, diagonale, secondo la migliore tradizione del movimento avanguardista del Novecento, il nederlandese de Stijl, e attraverso il quale si guarda – o meglio si osserva – tutto da molti punti di vista, anche assai diversi) offre una vasta panoramica su quel che era andato accadendo nel corso del tempo, su quel che si produceva in “Aspirina la rivista” e su quel che si coltiva su “Erbacce” dal gennaio 2019. Mese in cui, scrive la redazione sul loro comunicato “abbiamo ceduto la registrazione della testata e il nome a dominio, senza accettare il ridicolo risarcimento economico proposto da Bayer e le catene a cui ci avrebbe vincolato. Abbiamo scelto la libertà di raccontare questa storia”.

Chimicamente e culturalmente parlando, in quanto – lo dicono persino i medici – una risata a volte fa guarire meglio di una medicina, erbacce.org cura (nel doppio senso della parola) elementi vitali per la nostra società: l’umorismo, la passione per le cose, il volontariato, lo scambio che è sempre arricchimento per ognuna delle due parti. Con questo dono le otto donne hanno fatto un bello sgambetto a chi continua a estorcere soldi su soldi dalle tasche di coloro che producono il nostro nutrimento, i contadini, gli allevatori, (quasi) tutti accecati da facili e veloci guadagni, grazie a quei potenti diserbanti. Non stanno bene nemmeno i potenti, però, se devono mostrare i muscoli in quel modo… La notizia sulla richiesta di risarcimento da parte di un giardiniere americano malato di cancro a causa del glifosato, con causa vinta, di tante altre denunce che sono seguite, la caduta delle azioni, per non parlare dello scoop di una giornalista indipendente che la BCE e lo stesso Trump sarebbero stati direttamente coinvolti nella transazione della fusione tra i due colossi, non stupiscono più.

La storia tra Davide e Golia è un racconto biblico, e non ha importanza se sia reale o no, quanto il fatto che in quel contesto Davide confidava non in sé ma in Dio ed era armato non di ferro ma di fede. In questa nostra storia, le aspirine-erbacce confidano in sé e sono armate di penne e matite.