The Nomi Song

Un documentario a firma di Andrew Horn racconta l’arte sulle scene del genio musicale degli anni settanta/ottanta, Klaus Nomi, ammirato e sostenuto da David Bowie e Brian Eno

Il cinema di Jean Eustache, regista / attore / sceneggiatore francese

Da quando è scomparso nel novembre 1981, Jean Eustache può avere almeno una certezza: aver lasciato dietro di sé con La Maman et la putain un film faro di una generazione che aveva tra i venti e i trent’anni nel 1968 e al contempo il più bel film francese degli anni settanta

Peter Kubelka e il suo cinema metrico

Il cineasta austriaco parla del suo concetto di cinema, inteso come entità anche concreta, la sua filosofia e la nuova era digitale

Incontro con il cinema di Jane Campion

“Un lavoro duro, ma l’importante è divertirsi” – dice la regista neozelandese di successi al botteghino quali Lezioni di piano, In the cut e Holy smoke, nonché della serie tv Top of the Lake e il seguito Top of the Lake / China girls

Guardare ma non toccare

Impressioni da Chernobyl di un fotografo bolognese, Alan Gardini

Incontro con Dusan Makavejev

Regista attivo nella ex Jugoslavia socialista di Tito e dopo, per parlare dei suoi film e di come è cambiata la visione nell’era digitale

Uno sguardo acuto

Scatti fotografici creduti perduti raccolti in una mostra e in un volume: l’autore è Stanley Kubrick, indimenticabile regista di “2001: Odissea nello spazio” e “Full Metal Jacket”

La San Francisco Poster Brigade

Manifesti autoprodotti da un gruppo di artisti e intellettuali degli Usa e oltre, nel periodo tra il 1975 e il 1981, come forma di critica contro la politica liberista dei signori della guerra – a quando una “Brigade” del nuovo millennio?

La terza immagine

Incontro con Ken Jacobs, cineasta sperimentale degli Usa, che nelle sue opere cerca un significato altro “tra” le immagini, da collocarsi nella mente dello spettatore

Guerriglia della percezione

Incontro con Hawad, poeta e performer tuareg, inventore delle “furigrafie” che scaturiscono dal furore interiore, “eruzioni verbali e gestuali”, intese come “piccole unità di dolore” per “far uscire il male percepito”

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